aprile, meditazioni

20 Aprile 2018

20 Aprile 2018 – Venerdì, III di Pasqua – (At 9,1-20; Sal 116[117]; Gv 6,52-59) – I Lettura: “Questa è la prima delle tre relazioni della vocazione di Sàulo riportate nel libro degli Atti, avvenuta probabilmente tra gli anni 34 e 36. […] L’episo-dio di Damàsco è ben più che una conversione; per San Paolo è l’inizio della vocazione […]. Sàulo, benché in errore, cercava l’onore di Dio; per questo seppe accogliere con prontezza la grazia” (Bibbia di Navarra, nota). Salmo:  “Profezia che annunzia la Chiesa e la predicazione del Vangelo che si diffonderà su tutta la terra” (Giovanni Crisostomo). Vangelo: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”. “Gli ascoltatori colgono perfettamente il senso proprio e immediato delle parole del Signore; non credono, però, che una tale affermazione possa essere vera […]. Gesù ribadisce con vigore la necessità che gli uomini lo ricevano nella Sacra Eucarestia, per poter divenire partecipi della vita eterna e perché cresca e si sviluppi la vita della grazia ricevuta nel Battesimo” (Bibbia di Navarra, nota).

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda – Dal Vangelo secondo Giovanni: In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Riflessione: «Colui che mangia me vivrà per me… Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Oggi ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio lasciandoci ammaestrare dal Magistero della Chiesa, in particolare dal Santo Padre Giovanni Paolo II che, sul mistero dell’Eucarestia così afferma in una sua Lettera enciclica: “Con la comunione eucaristica la Chiesa è parimenti consolidata nella sua unità di corpo di Cristo. San Paolo si riferisce a questa efficacia unificante della partecipazione al banchetto eucaristico quando scrive ai Corìnzi: «Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane» (1Cor 10,16-17). Puntuale e profondo il commento di san Giovanni Crisostomo: «Che cos’è infatti il pane? È il corpo di Cristo. Cosa diventano quelli che lo ricevono? Corpo di Cristo; ma non molti corpi, bensì un solo corpo. Infatti, come il pane è tutt’uno, pur essendo costituito di molti grani, e questi, pur non vedendosi, comunque si trovano in esso, sì che la loro differenza scompare in ragione della loro reciproca perfetta fusione; alla stessa maniera anche noi siamo uniti reciprocamente fra noi e tutti insieme con Cristo». L’argomentazione è stringente: la nostra unione con Cristo, che è dono e grazia per ciascuno, fa sì che in Lui siamo anche associati all’unità del suo corpo che è la Chiesa. L’Eucaristia rinsalda l’incorporazione a Cristo, stabilita nel Battesimo mediante il dono dello Spirito (cfr. 1Cor 12,13.27) … Il dono di Cristo e del suo Spirito, che riceviamo nella comunione eucaristica, compie con sovrabbondante pienezza gli aneliti di unità fraterna che albergano nel cuore umano, e insieme innalza l’esperienza di fraternità insita nella comune partecipazione alla stessa mensa eucaristica a livelli che si pongono ben al di sopra di quello della semplice esperienza conviviale umana… Ai germi di disgregazione tra gli uomini, che l’esperienza quotidiana mostra tanto radicati nell’umanità a causa del peccato, si contrappone la forza generatrice di unità del corpo di Cristo. L’Eucaristia, costruendo la Chiesa, proprio per questo crea comunità fra gli uomini” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia 23-24).

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa:  I Giudei si misero a discutere aspramente fra loro – Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo (Omelia, 5 Maggio 2006): La sinagoga è piena di gente e la maggior parte dei presenti guarda Gesù in modo malevolo: “Come può costui darci da mangiare la sua carne?”. Parlano così perché non intendono abbassarsi a chiedere ad uno che pensano sia loro pari, non vogliono umiliarsi a confessare la loro fame, a tendere la mano come fanno i poveri e i mendicanti. Chi è sazio non chiede, chi è pieno di sé non si piega. In verità, anche se sazi e circondati di beni, di cibo e di parole, abbiamo fame, fame di felicità, fame di amore. E forse i poveri possono esserci maestri nel chiedere e nello stendere la mano. Essi manifestano quel che noi siamo: mendicanti di amore e di attenzione. Hanno fame i poveri, e non solo di pane, ma anche d’amore, e così noi. Gesù dice a tutti: “Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà in eterno”. Per avere la vita non basta volere, non basta capire, è necessario mangiare. Bisogna diventare mendicanti di un pane che il mondo non sa produrre e ovviamente non sa dare. Come i poveri che chiedono pane, così siamo noi quando ci raccogliamo alla mensa eucaristica: essa anticipa il cielo sulla terra. Qui troviamo ciò che sfama e disseta per l’eternità. Gesù stesso, che ha camminato con i discepoli lungo i giorni della settimana, si ferma e mangia con noi come con i due discepoli di Emmaus.

Parola e Pane nella Messa diventano un tutt’uno – Papa Francesco (Udienza Generale, 5 Febbraio 2014): L’Eucaristia si colloca nel cuore dell’«iniziazione cristiana», insieme al Battesimo e alla Confermazione, e costituisce la sorgente della vita stessa della Chiesa. Da questo Sacramento dell’amore, infatti, scaturisce ogni autentico cammino di fede, di comunione e di testimonianza. Quello che vediamo quando ci raduniamo per celebrare l’Eucaristia, la Messa, ci fa già intuire che cosa stiamo per vivere. Al centro dello spazio destinato alla celebrazione si trova l’altare, che è una mensa, ricoperta da una tovaglia, e questo ci fa pensare ad un banchetto. Sulla mensa c’è una croce, ad indicare che su quell’altare si offre il sacrificio di Cristo: è Lui il cibo spirituale che lì si riceve, sotto i segni del pane e del vino. Accanto alla mensa c’è l’ambone, cioè il luogo da cui si proclama la Parola di Dio: e questo indica che lì ci si raduna per ascoltare il Signore che parla mediante le Sacre Scritture, e dunque il cibo che si riceve è anche la sua Parola. Parola e Pane nella Messa diventano un tutt’uno, come nell’Ultima Cena, quando tutte le parole di Gesù, tutti i segni che aveva fatto, si condensarono nel gesto di spezzare il pane e di offrire il calice, anticipo del sacrificio della croce, e in quelle parole: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo… Prendete, bevete, questo è il mio sangue”.

La Parola di Dio commentata dai Padri della Chiesa: L’Eucaristia, fonte di unità con Cristo e con i fratelli – «Mentre porgeva il pane e il vino consacrato ai discepoli disse: “Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue” [Mt 26; Lc 22]. Crediamo, per favore, a ciò che abbiamo creduto. La verità non conosce menzogna. Questo è il legato del suo nuovo Testamento, legato ch’egli fece a nostro favore, come garanzia della sua presenza, quella sera che venne consegnato per essere crocifisso. Questo è il viatico del nostro cammino, di cui ci nutriamo nella via della vita, finché, usciti da questo mondo, arriviamo innanzi a lui; perciò il Signore disse: “Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita” [Gv 6,53]. Volle, infatti, che i suoi doni rimanessero presso di noi, volle che ci potessimo santificare col suo sangue prezioso, immagine della sua passione; perciò ordinò ai suoi discepoli, fatti da lui stesso sacerdoti della sua Chiesa, di operare senza interruzione questi misteri di vita eterna; misteri che tutti i sacerdoti in ciascuna Chiesa del mondo devono celebrare fino a quando Cristo tornerà dal cielo, perché gli stessi sacerdoti e tutti i fedeli, avendo ogni giorno innanzi agli occhi il modello della passione di Cristo, toccandolo con le mani e prendendolo nella bocca e nel petto, possano conservare un ricordo incancellabile della redenzione e ricavarne una dolce medicina d’eterna protezione contro il veleno del diavolo, come ci esorta lo Spirito Santo: “Gustate e vedete quanto il Signore è veramente soave” [Sal 33,9] … Di molti chicchi sfarinati e impastati con acqua si fa un pane, che viene poi cotto col fuoco; è la figura del corpo di Cristo, che è uno solo, ma che è formato dalla moltitudine di tutto il genere umano ed è consumato col fuoco dello Spirito Santo. Nacque infatti per opera dello Spirito Santo e poi, pieno di Spirito Santo, ch’era sceso su di lui in figura di colomba, esce dal Giordano, come attesta l’Evangelista: “Gesù pieno di Spirito Santo uscì dal Giordano” [Lc 4,1]. Similmente il vino del suo sangue raccolto da molti acini, cioè dall’uva della vigna, da lui stesso piantata, viene spremuto nel torchio della croce e attraverso vasi capaci, ribolle per propria virtù nel cuore fedele di quelli che lo ricevono. Voi tutti che uscite dalla schiavitù dell’Egitto e del diavolo, prendete insieme a noi e con tutto l’ardore del vostro animo religioso questo sacrificio della Pasqua della salvezza, perché il nostro interno venga santificato dallo stesso Signore Gesù Cristo, che è presente nei suoi sacramenti e la cui inestimabile virtù rimane per tutti i secoli» (Gaudenzio di Brescia).

Silenzio / Preghiera / La tua traccia: Il Vangelo presenta degli insegnamenti di tono inconfondibilmente eucaristico. A provarlo è il termine carne (sarx): anche se è diverso da quello adoperato dai sinottici nel racconto dell’ultima cena (corpo, soma) gli equivale nella formula eucaristica aramaica della comunità giovannea. Se ne ha una conferma «dall’uso di “carne” in senso sacramentale in Ignazio di Antiochia [Rm 7,3; Filad 4,1; Smirn 7,1]. Risuona in questa formula, assieme al tema sacramentale, anche quello della Incarnazione [Gv 1,14] e addirittura quello della Passione nella proposizione “per”, che ha carattere sacrificale ed è molto arcaica. Va notato ancora una volta l’universalismo della salvezza annunciata» (Giuseppe Segalla). Qui, per la prima volta Giovanni parla di un dimorare reciproco fra il discepolo e Gesù, verbo caratteristico per indicare l’intimità divina (cfr. Gv 15,5.10). Questa unione reale e misteriosa è il frutto più bello dell’Eucarestia.

Santo del giorno: 20 Aprile – Sant’Agnese da Montepulciano, Vergine: Nata in anno incerto da famiglia nobile di Montepulciano, a nove anni è – diremmo oggi – in collegio dalle monache, dette “Saccate” dal loro particolare abito. E lì poi rimane. Cinque anni dopo accompagna la maestra delle novizie suor Margherita a Proceno (Viterbo) per fondarvi un nuovo monastero. Passa un altro anno e incredibilmente ne diventa superiora: lei, Agnese, a quindici anni, con approvazione pontificia; e “per la visibile forza esercitata dalla sua santità”, come scriverà più tardi fra Raimondo da Capua nella sua entusiastica biografia di Agnese. Una santità di cui parlano tutti, e che poi i cittadini di Montepulciano “sequestrano” per sé: insistono, premono, e infine riescono a farla tornare tra loro da Proceno, per fondare nel borgo di Gracciano un monastero, nel 1306. È dedicato a Santa Maria Novella, si alimenterà della spiritualità domenicana e Agnese ne sarà la badessa fino alla morte.

Preghiamo: Dio onnipotente, che ci hai dato la grazia di conoscere il lieto annunzio della risurrezione, fa’ che rinasciamo a vita nuova per la forza del tuo Spirito di amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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