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30 Luglio 2017 – XVII Domenica del Tempo Ordinario (A)

Antifona d’ingresso

Dio sta nella sua santa dimora; ai derelitti fa abitare una casa, e dà forza e vigore al suo popolo. (Sal 68,6-7.36)

 

Colletta

O Dio, nostra forza e nostra speranza, senza di te nulla esiste di valido e di santo; effondi su di noi la tua misericordia perché, da te sorretti e guidati, usiamo saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Padre, fonte di sapienza, che ci hai rivelato in Cristo il tesoro nascosto e la perla preziosa, concedi a noi il discernimento dello Spirito, perché sappiamo apprezzare fra le cose del mondo il valore inestimabile del tuo regno, pronti ad ogni rinunzia per l’acquisto del tuo dono. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

 

Introduzione alla Parola di Dio

(I lettura) Salomone, tra i tanti re che si affacciarono sulle vicende politiche del popolo eletto, eccelse per la sua sapienza: ebbe «saggezza e intelligenza molto grandi e una mente vasta come la sabbia che è sulla spiaggia del mare» (1Re 5,9). Tanta ricchezza intellettuale e spirituale non è il frutto di sforzi umani, ma un dono di Dio. Un dono che non mette l’uomo al riparo da certi errori umani, anche fatali. Se l’avvio del regno di Salomone è glorioso, la sua condotta religiosa ed economica sarà però disastrosa. Alla sua morte (932 a.C.) il regno si divide (cfr. 1 Re 12), avviando così il processo di dissoluzione della potenza militare d’Israele. (II lettura) Paolo sintetizza il contenuto del progetto divino. Predestinare qui ha il significato di decidere “fin dall’inizio”: Dio, fin dall’inizio, ha deciso e voluto che l’uomo sia conforme all’immagine del Figlio. Questa volontà salvifica è un tratto dell’amore del Padre celeste verso le sue creature che vuole salve e reintrodotte come figli nel suo Regno. In ogni caso, l’uomo, per il libero arbitrio, può accettare o rifiutare la volontà salvifica divina. (Vangelo) Nel Vangelo odierno vi è un chiaro nesso tra le due parabole, quella del tesoro e quella della perla, e la prima lettura, che è tratta dal primo libro dei Re: dinanzi al regno bisogna porsi con un atteggiamento sapienziale. È sapiente colui che vende tutto per venire in possesso del regno dei cieli.

Prima Lettura

Hai domandato per te la sapienza.

 

Dal primo libro dei Re (3,5.7-12): In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

                                                                                                                             Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 118 [119]

“Signore, tu sei la mia vita” (Atanasio).

 

  1. Quanto amo la tua legge, Signore!

 

La mia parte è il Signore:

ho deciso di osservare le tue parole.

Bene per me è la legge della tua bocca,

più di mille pezzi d’oro e d’argento. R.

Il tuo amore sia la mia consolazione,

secondo la promessa fatta al tuo servo.

Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,

perché la tua legge è la mia delizia. R.

Perciò amo i tuoi comandi,

più dell’oro, dell’oro più fino.

Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti

e odio ogni falso sentiero. R.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:

per questo li custodisco.

La rivelazione delle tue parole illumina,

dona intelligenza ai semplici. R.

 

Seconda Lettura

Ci ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,28-30): Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

                                                                                                                              Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Cfr. Mt 11,25)

Alleluia.

 

Vangelo

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52): In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Parola del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (Forma breve 13,44-46): In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Parola del Signore.

 

 

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa

Ti concedo un cuore saggio e intelligente – Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 29 Gennaio 2003): È facile intuire che questa «sapienza» non è la semplice intelligenza o l’abilità pratica, ma piuttosto la partecipazione alla mente stessa di Dio che «con la sua sapienza ha formato l’uomo» (cfr. Sap 9,2). È, quindi, la capacità di penetrare nel senso profondo dell’essere, della vita e della storia, andando oltre la superficie delle cose e degli eventi per scoprirne il significato ultimo, voluto dal Signore. La sapienza è come una lampada che illumina le nostre scelte morali di ogni giorno e ci conduce sulla retta via, a «conoscere che cosa è gradito agli occhi del Signore e ciò che è conforme ai suoi decreti» (cfr. Sap 9,9). Per questo la Liturgia ci fa pregare con le parole del Libro della Sapienza all’inizio di una giornata, proprio perché Dio con la sua sapienza sia accanto a noi e «ci assista e affianchi nella fatica» quotidiana (cfr. Sap 9,10), svelandoci il bene e il male, il giusto e l’ingiusto. Con la mano nella mano della Sapienza divina noi ci inoltriamo fiduciosi nel mondo. A lei ci aggrappiamo, amandola di amore sponsale sull’esempio di Salomone che, sempre secondo il Libro della Sapienza, confessava: «Questa (cioè la sapienza) ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza» (Sap 8,2).

La mia parte è il Signore – Benedetto XVI (Udienza Generale, 9 Novembre 2011): Questo termine “parte” evoca l’evento della ripartizione della terra promessa tra le tribù d’Israele, quando ai Leviti non venne assegnata alcuna porzione del territorio, perché la loro “parte” era il Signore stesso. Due testi del Pentateuco sono espliciti a tale riguardo, utilizzando il termine in questione: «Il Signore disse ad Aronne: “Tu non avrai alcuna eredità nella loro terra e non ci sarà parte per te in mezzo a loro. Io sono la tua parte e la tua eredità in mezzo agli Israeliti”», così dichiara il Libro dei Numeri (18,20), e il Deuteronomio ribadisce: «Perciò Levi non ha parte né eredità con i suoi fratelli: il Signore è la sua eredità, come gli aveva detto il Signore, tuo Dio» (Dt 10,9; cfr. Dt 18,2; Gs 13,33; Ez 44,28). I sacerdoti, appartenenti alla tribù di Levi, non possono essere proprietari di terre nel Paese che Dio donava in eredità al suo popolo portando a compimento la promessa fatta ad Abramo (cfr. Gen 12,1-7). Il possesso della terra, elemento fondamentale di stabilità e di possibilità di sopravvivenza, era segno di benedizione, perché implicava la possibilità di costruire una casa, di crescervi dei figli, di coltivare i campi e di vivere dei frutti del suolo. Ebbene i Leviti, mediatori del sacro e della benedizione divina, non possono possedere, come gli altri israeliti, questo segno esteriore della benedizione e questa fonte di sussistenza. Interamente donati al Signore, devono vivere di Lui solo, abbandonati al suo amore provvidente e alla generosità dei fratelli, senza avere eredità perché Dio è la loro parte di eredità, Dio è la loro terra, che li fa vivere in pienezza. E ora, l’orante del Salmo 119 applica a sé questa realtà: «La mia parte è il Signore». Il suo amore per Dio e per la sua Parola lo porta alla scelta radicale di avere il Signore come unico bene e anche di custodire le sue parole come dono prezioso, più pregiato di ogni eredità, e di ogni possesso terreno.

… poi va, pieno di gioia – CCC 1720-1722: Il Nuovo Testamento usa parecchie espressioni per caratterizzare la beatitudine alla quale Dio chiama l’uomo: l’avvento del regno di Dio; la visione di Dio: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8); l’entrata nella gioia del Signore; l’entrata nel riposo di Dio: «Là noi riposeremo e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo. Ecco ciò che alla fine sarà senza fine. E quale altro fine abbiamo, se non di giungere al regno che non avrà fine?». Dio infatti ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo, e così giungere in paradiso. La beatitudine ci rende «parte-cipi della natura divina» (2Pt 1,4) e della vita eterna. Con essa, l’uomo entra nella gloria di Cristo e nel godimento della vita trinitaria. Una tale beatitudine oltrepassa l’intelligenza e le sole forze umane. Essa è frutto di un dono gratuito di Dio. Per questo la si dice soprannaturale, come la grazia che dispone l’uomo ad entrare nella gioia di Dio. «“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”; tuttavia nella sua grandezza e nella sua mirabile gloria, “nessun uomo può vedere Dio e restare vivo”. Il Padre, infatti, è incomprensibile; ma nel suo amore, nella sua bontà verso gli uomini, e nella sua onnipotenza, arriva a concedere a coloro che lo amano il privilegio di vedere Dio […]: poiché “ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio”».

Preghiera dei Fedeli

Celebrante: Nella preghiera chiediamo al Padre che ci doni la saggezza del cuore, perché sappiamo anche noi comprendere le parabole del Regno, e viverle con l’entusiasmo dei primi discepoli.

Lettore: Preghiamo insieme e diciamo: Dio nostro Padre, venga il tuo Regno.

Spesso vorremmo una Chiesa perfetta e impeccabile. Ma tu deponi i tuoi tesori in fragili vasi di terra per far capire che la salvezza è sempre gratuita. Dona umiltà e perdono. Ti supplichiamo. Rit.

La cultura attuale tende a non far prendere posizione e ad attenuare la propria responsabilità. Tu prometti che ci sarà il giorno del giudizio finale. Dona pace e impegno quotidiano. Ti supplichiamo. Rit.

La cronaca registra più facilmente il male che il bene. A te però non sfugge ogni azione buona. Dona coraggio e perseveranza. Ti supplichiamo. Rit.

Per fare il bene è essenziale l’impegno di ognuno, ma non è sufficiente. Solo la tua forza può contrastare lo spirito del maligno. Dona fedeltà e fermezza. Ti supplichiamo. Rit.

La vita spirituale è una lotta permanente e una continua scelta. L’ascolto della tua Parola e l’assiduità dei sacramenti impediscono di soccombere nella tentazione. Dona luce e vigilanza. Ti supplichiamo. Rit.

Celebrante: O Padre, rendici degni di essere un giorno cittadini del tuo Regno. Dove c’è l’errore fa’ che portiamo la verità, dove è l’egoismo portiamo una fede viva e liberante. Per Cristo nostro Signore.

 

Preghiera sulle offerte

Accetta, Signore, queste offerte che la tua generosità ha messo nelle nostre mani, perché il tuo Spirito, operante nei santi misteri, santifichi la nostra vita presente e ci guidi alla felicità senza fine. Per Cristo nostro Signore.

 

 

Prefazio (Tempo Ordinario X)

Il Giorno del Signore

 

È veramente giusto benedirti e ringraziarti,
Padre santo, sorgente della verità e della vita,
perché in questo giorno di festa
ci hai convocato nella tua casa.

Oggi la tua famiglia,
riunita nell’ascolto della parola
e nella comunione dell’unico pane spezzato,
fa memoria del Signore risorto
nell’attesa della domenica senza tramonto,
quando l’umanità intera entrerà nel tuo riposo.
Allora noi vedremo il tuo volto
e loderemo senza fine la tua misericordia.

Con questa gioiosa speranza,
uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo a una sola voce
l’inno della tua gloria: Santo

 

 

Antifona alla comunione

Anima mia, benedici il Signore: non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 103,2)

Oppure:

Beati i misericordiosi: essi troveranno misericordia. Beati i puri di cuore: essi vedranno Dio. (Mt 5,7-8)

Oppure:

Alla fine del mondo verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni, dice il Signore. (Mt 13,49)

Preghiera dopo la comunione

O Dio, nostro Padre, che ci hai dato la grazia

di partecipare al mistero eucaristico,

memoriale perpetuo della passione del tuo Figlio,

fa’ che questo dono del suo ineffabile amore

giovi sempre per la nostra salvezza. Per Cristo nostro Signore.

Un po’ di pane per camminare

Richard Gutzwiller: Dio è grande e il suo regno tanto importante, che l’uomo dev’essere pronto a rinunziare a tutto per guadagnarlo. Così fa l’agricoltore che trova il tesoro sepolto arando un campo altrui e vende tutto quanto possiede per comperarlo; così fa il mercante di perle, che si disfa di tutto per procurarsi il denaro liquido e poter acquistarne una, preziosissima, a cui tiene più che a tutte le altre. Questo si rivela chiaramente nella situazione del martire, che dev’essere pronto, durante le persecuzioni alla confisca dei beni, al sacrificio della libertà nelle prigioni e nei campi di concentramento, all’esilio, alla separazione dalla moglie e dai figli, alla perdita di tutto, compresa la vita. Dio è tanto grande, che di fronte alla scelta fra lui e il resto non si dovrebbe neppure riflettere. Il regno di Dio è talmente importante, che la vera questione vitale, per l’uomo, è di appartenervi. Tutto è privo di significato, senza Dio, e l’uomo che non vive nel suo regno è un escluso, quindi un reietto.

È vero che spesso, nei momenti difficili, gli uomini considerano furberia il riuscire a cavarsela, scantonando, rinunziando e rinnegando la fede per salvare la vita. I confessori intrepidi non godono il favore dei furbi. Anche la Chiesa perdonava e perdona l’errore di colui che cade durante le persecuzioni religiose, il che potrebbe suscitare l’impressione che sia lecita una caduta temporanea, perché, dopo, si può rimediarvi. Ma questa furbizia umana e questo calcolo sono pericolosi. Se l’uomo, posto davanti a Dio con la propria coscienza, gli ha attribuito meno importanza che a tutto il resto, deve attendersi la sua condanna. Qui si tratta di essere o di non essere, per l’eternità.

 

 

Conosciamo l’Opus Matris Verbi Dei

(Per conoscerci: 0922 607054 // 095 965638)

 

Capitolo 2

La nostra spiritualità

 

Art. 14 – I Sodali faranno innanzitutto esperienza della ineffabile inabitazione della Trinità: “Lo stupore dell’anima va ogni giorno più aumentando, perché le pare che le tre divine Persone non l’abbandonino più. Le vede risiedere nel suo interno, nella maniera già detta, e sente la loro divina compagnia nella parte più intima di se stessa, come in un abisso molto profondo che per difetto di scienza non so ben definire” (Santa Teresa D’Avila, Settime Mansioni 1,7).

Da questa esperienza scaturiscono due movimenti: il primo sarà ascensionale, fatto di lode e rendimento di grazie a Dio, Uno e Trino; il secondo, pieno di stupore, spinge i Sodali ad incontrare l’uomo a somiglianza del Dio che “viene incontro all’uomo”.

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