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23 Luglio 2017 – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Antifona d’ingresso

Ecco, Dio viene in mio aiuto, il Signore sostiene l’anima mia. A te con gioia offrirò sacrifici e loderò il tuo nome, Signore, perché sei buono. (Sal 54,6.8)

 

Colletta

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo amore; fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere l’umanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splendere come il sole nel tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

Introduzione alla Parola di Dio

(I lettura) Israele spesso fu tentato di invocare la vendetta del Signore Dio sui suoi nemici. Una richiesta mai esaudita perché Dio «non è come un uomo a cui si possano fare minacce, né un figlio d’uomo su cui si possano esercitare pressioni» (Gdt 8,16; cfr. Nm 23,19; 1Sam 15,29; Gb 33,12; Os 11,9). Il Signore Dio, nei suoi giudizi, non si farà mai guidare dalla vendetta, ma dall’amore e dal perdono. Dio è misericordioso e castiga il peccato, mettendo però in campo tutta la sua pazienza, per dare possibilità a tutti di pentirsi. In tal modo Dio si presenta come modello dell’agire umano. (II lettura) Paolo vuol dare ai cristiani una parola di speranza che vinca la paura dell’impotenza: soltanto se si affideranno allo Spirito Santo, che abita in loro (cfr. 1Cor 3,16; 6,19; 2Cor 6,16; Ef 2,22), trionferanno sui nemici e troveranno la forza di arrivare al sicuro porto della salvezza. (Vangelo) Il tema del Vangelo è quello della pazienza. Se l’uomo è impaziente, Dio invece dà un’impostazione più ampia e più tollerante al suo piano di salvezza: «Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2Pt 3,9).

Prima Lettura

Dopo i peccati tu concedi il pentimento.

Dal libro della Sapienza (12,13.16-19): Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale Dal Salmo 85 (86):  “Egli è ricco di misericordia. Pazientiamo dunque, se non ci esaudisce immediatamente” (Atanasio).

  1. Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,

sei pieno di misericordia con chi t’invoca.

Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.

Tutte le genti che hai creato verranno

e si prostreranno davanti a te, Signore,

per dare gloria al tuo nome.

Grande tu sei e compi meraviglie:

tu solo sei Dio.  R.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,

lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,

volgiti a me e abbi pietà.  R.

 

Seconda Lettura

Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,26-27): Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,

perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

Alleluia.

 

Vangelo (Forma breve)

Lasciate che l’una e l’alto crescano insieme fino alla mietitura.

Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-30): In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».

Parola del Signore.

 

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa

Signore, volgiti a me e abbi pietà – Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 23 Ottobre 2002): Il Salmo 85… ci offre una suggestiva definizione dell’orante. Egli si presenta a Dio con queste parole: sono «tuo servo» e «figlio della tua ancella» (v. 16). L’espressione può, certo, appartenere al linguaggio del cerimoniale di corte, ma era anche usata per indicare il servo adottato come figlio dal capo di una famiglia o di una tribù. In questa luce il Salmista, che si definisce anche «fedele» del Signore (cfr. v. 2), sente di essere legato a Dio da un vincolo non solo di obbedienza, ma anche di familiarità e di comunione. Per questo la sua supplica è tutta intrisa di fiducioso abbandono e di speranza.

Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza – Lumen Gentium 4: Compiuta l’opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16.26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1Cor 12,4; Ga 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: «Vieni» (cfr. Ap 22,17). Così la Chiesa universale si presenta come «un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

La zizzania – Centesimus Annus 25: La parabola evangelica del buon grano e della zizzania (cfr. Mt 13,24-30.36-43) insegna che spetta solo a Dio separare i soggetti del Regno e i soggetti del Maligno, e che siffatto giudizio avrà luogo alla fine dei tempi. Pretendendo di anticipare fin d’ora il giudizio, l’uomo si sostituisce a Dio e si oppone alla sua pazienza. Grazie al sacrificio di Cristo sulla Croce, la vittoria del Regno di Dio è acquisita una volta per tutte; tuttavia, la condizione cristiana comporta la lotta contro le tentazioni e le forze del male. Solo alla fine della storia il Signore ritornerà nella gloria per il giudizio finale (cfr. Mt 25,31) con l’instaurazione dei cieli nuovi e della terra nuova (cfr. 2Pt 3,13; Ap 21,1), ma, mentre dura il tempo, la lotta tra il bene e il male continua fin nel cuore dell’uomo. Ciò che la Sacra Scrittura ci insegna in ordine ai destini del Regno di Dio non è senza conseguenze per la vita delle società temporali, le quali – come dice la parola – appartengono alle realtà del tempo con quanto esso comporta di imperfetto e di provvisorio. Il Regno di Dio, presente nel mondo senza essere del mondo, illumina l’ordine dell’umana società, mentre le energie della grazia lo penetrano e lo vivificano. Così sa meglio avvertite le esigenze di una società degna dell’uomo, sono rettificate le deviazioni, è rafforzato il coraggio dell’operare per il bene. A tale compito di animazione evangelica delle realtà umane sono chiamati, unitamente a tutti gli uomini di buona volontà, i cristiani ed in special modo i laici (cfr. Christifideles Laici 32-44).

 

Preghiera dei Fedeli

Lo Spirito di Gesù è il principale artefice della preghiera della Chiesa; affidandoci alla sua ispirazione interiore innalziamo al Padre la nostra preghiera.

Rit. Esaudisci il tuo popolo, Signore.

 

Per la santa Chiesa, perché in ogni sua parola e in ogni suo gesto faccia trasparire sempre più chiaramente il Signore Gesù in cui crede e in cui spera, preghiamo. Rit.

 

Per la città in cui viviamo, perché il Signore dia a tutti noi forza e immaginazione, per creare rapporti veramente umani in un mondo dominato dalla fretta e dall’ansia, preghiamo. Rit.

 

Per le nostre famiglie, perché accrescano il senso di ospitalità e di comunione nell’amore e diventino luogo privilegiato di crescita nella speranza, preghiamo. Rit. 

Per le suore di clausura, che nella preghiera e nel lavoro edificano silenziosamente l’unità della Chiesa e la pace nel mondo, perché siano liete e perseveranti nell’offerta della loro vita, preghiamo. Rit.

Per noi qui presenti, perché sappiamo interrogarci davanti a Dio e ai fratelli sui nostri limiti e le nostre contraddizioni, per fare della comunità eucaristica una vera famiglia, preghiamo. Rit.

Concedi, a noi il dono della tua sapienza, o Padre, e fa’ che la tua Chiesa diventi segno concreto dell’umanità nuova, fondata nella libertà e nella comunione fraterna. Per Cristo nostro Signore.

 Preghiera sulle offerte

O Dio, che nell’unico e perfetto sacrificio del Cristo hai dato valore e compimento alle tante vittime della legge antica, accogli e santifica questa nostra offerta  come un giorno benedicesti i doni di Abele, e ciò che ognuno di noi presenta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore.

 

Prefazio (delle Domeniche del Tempo Ordinario VI)

Il pegno della Pasqua eterna

 

È veramente cosa buona e giusta renderti grazie

e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode,

Dio onnipotente ed eterno,

dal quale tutto l’universo riceve esistenza, energia e vita.

Ogni giorno del nostro pellegrinaggio sulla terra

è un dono sempre nuovo del tuo amore per noi,

e un pegno della vita immortale,

poiché possediamo fin da ora le primizie del tuo Spirito,

nel quale hai risuscitato Gesù Cristo dai morte,

e viviamo nell’attesa che si compia la beata speranza

nella Pasqua eterna del tuo regno.

Per questo mistero di salvezza,

insieme agli angeli e ai santi,

cantiamo a una sola voce

l’inno della tua gloria: Santo…

 

Antifona alla comunione

Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi: buono è il Signore e misericordioso,
egli dà il cibo a coloro che lo temono.  (Sal 111,4-5)

Oppure:

“Ecco, sto alla porta e busso”, dice il Signore. “Se uno ascolta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. (Ap 3,20)

Oppure:

Il buon seme sono i figli del regno, che alla fine splenderanno come il sole. (cfr. Mt 13,38.43)

Preghiera dopo la comunione

Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.

Un po’ di pane per camminare

Richard Gutzwiller (Meditazioni su Matteo): Cristo procede invisibile attraverso il tempo e sparge con getto ardito la semente delle sue parole divine per portare la verità, per far brillare la bellezza, per largire il bene. L’anticristo però lo segue, invisibile, alle calcagna, per diffondere sugli stessi campi del mondo, con ghigno beffardo, l’errore e la menzogna, le opere della sua bruttezza e i germogli del male. Perciò nel mondo esistono la luce e le tenebre, la costruzione e la distruzione, l’amore e l’odio.

Giovani idealisti ritengono di poter convertire il mondo con un assalto ardite e avventato, dichiarando guerra a ogni errore, abbattendo, come iconoclasti, tutto ciò che contraddice al loro canone della bellezza e combattendo tutto, nel loro fanatismo religioso, se non col rogo, almeno con misure punitive radicali. Non s’accorgono di far più danno che utile.

Lo stesso vale per l’educazione del singolo. Vi sono uomini, i quali apprezzano la verità soltanto dopo che si son lasciati ingannare, per un certo tempo, dall’errore. Imparano a riconoscere il bello soltanto dopo che hanno veduto il brutto. Molti giungono all’umile accettazione della grazia soltanto attraverso la coscienza dei loro peccati. Felix culpa! Perciò l’educatore a il sacerdote che vogliono estirpare dalla radice tutto ciò che non corrisponde all’ideale, violentano l’uomo, lo intimidiscono, lo spingono su una falsariga che non gli permetterà mai di sviluppare una personalità interiore libera e di diventare una lieta creatura di Dio. Bisogna saper attendere e concedere all’uomo il tempo di crescere. Qualcosa di simile vale per gli eventi storici. Secondo i violenti e i titani irrequieti, Iddio dovrebbe attaccare senza indugi, annientare ogni potenza nemica e rendere costantemente visibile il trionfo della verità e della giustizia. Ma Dio ha un respiro più ampio, un passo più lungo. Dinanzi a lui mille anni contano un giorno. La cosa essenziale è che si vinca l’ultima battaglia, anche se una quantità di scontri precedenti sono terminati con la disfatta. Lo stesso si può dire per la vita della Chiesa. Un falso radicalismo vorrebbe vedere sulla Cattedra di san Pietro soltanto un Papa Angelicus; vorrebbe vescovi che siano un’incarnazione del Buon Pastore e critica ogni sacerdote in cui non si uniscano l’autorità di Pietro, l’acutezza teologica d’un Paolo e l’ardore d’un Giovanni. Vorrebbe, in conclusione, soltanto Cristo in spirito e non il Logos incarnato. Questa continua critica, anziché costruire, distrugge. Sveglia soltanto l’opposi-zione in seno alla Chiesa e fuori, agisce da freno invece che da stimolo; non è un indicatore della via ma un filo spinato.

Secondo le parole di Cristo bisogna saper attendere, il che non significa un comodo lasciar correre, a una stanca rinunzia, un’indifferenza sonnacchiosa a un insensibile cinismo, bensì il contegno religioso, che vuole soltanto la volontà e i metodi di Dio e non agisce di propria iniziativa, ma come strumento di Dio. Chi non si rimette sempre nelle sue mani, corre pericolo di scambiare l’opinione personale con la professione di fede della Chiesa, costruendone una ideale, simile a un castello in aria, invece di agire oggi, qui, nella Chiesa reale, data da Dio. Il fanatismo non è cristiano. Non bisogna mai perdere di vista il fine, ricordando ch’esso è determinato da Dio, e ch’egli è il giudice che presiede al tribunale. Ciò che Dio attende è la nostra salvezza. Perciò dobbiamo attendere anche noi gli altri, per salvarli. Si tratta di salvare, non di giudicare. La sentenza colpisce soltanto coloro che non si lasciano salvare.

 

 

Conosciamo l’Opus Matris Verbi Dei

(Per conoscerci: 0922 607054 // 095 965638)

 

Capitolo 1

La nostra Spiritulità

 “La fede nella Trinità non ci chiude agli altri ma ci apre a tutto ed a tutti” († Giuseppe Agostino, Mostraci il Padre e ci basta).

Art. 13 – La spiritualità dei Sodali «Opus Matris Verbi Dei» è una ed unica per tutti e tre i rami della Famiglia ecclesiale come anche per il Movimento delle Famiglie.

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