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9 Luglio 2017 – XIV Domenica del Tempo Ordinario

 

Antifona d’ingresso

Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra. (Sal 48,10-11)

 

Colletta

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Introduzione alla Parola di Dio

Zaccaria annuncia la venuta di un re umile, giusto e vittorioso. Egli farà il suo ingresso nella città santa cavalcando «un asino, un puledro figlio d’asina», l’an-tica cavalcatura dei principi. Questa profezia si realizzerà in Gesù di Nazaret, quando, seduto su un puledro d’asina (Gv 12,15), entrerà in Gerusalemme acclamato da una folla osannante. Il re messianico porterà il dono dell’unità facendo entrare nel suo regno anche le tribù del nord: «da mare a mare e dal Fiume ai confini della terra», cioè dal Mediterraneo al mar Morto e dall’Eufrate all’estremo sud. Il giorno di pentecoste anche questa profezia si realizzerà: lo Spirito Santo irrompendo nel mondo con potenza frantumerà ogni divisione (At 2,1-11). Nella lettera paolina v’è sottintesa un’indicazione ascetica: la risurrezione dei cristiani, che è in stretta dipendenza da quella del Cristo, si prepara fin d’ora in una vita nuova che li rende figli a immagine del Figlio (Rm 8,14.29), in un’incorporazione al Cristo risorto mediante la fede e nell’immersione nelle acque del battesimo. Nel brano evangelico si possono mettere in evidenza al-meno tre temi. Il primo è quello dei piccoli, i quali proprio per la loro umiltà rie-scono a cogliere il mistero del Cristo. Il secondo tema è la rivelazione della divinità di Gesù: il Figlio conosce il Padre con la medesima conoscenza con cui il Padre conosce il Figlio. Il terzo tema è quello del giogo di Gesù che è dolce e sopportabile a differenza di quello imposto dai Farisei, insopportabile perché reso pesante da minuziose norme di fatto impraticabili.

Prima Lettura

Ecco, a te viene il tuo re umile.

Dal Libro del Profeta Zaccarìa (9,9-10):  Così dice il Signore: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 144[145]

“Il titolo di questo salmo è Lode di Davide: l’anima piena d’amor di Dio canta al Cristo, il vero Davide, il vero re. Il canto comincia con benedizioni, si svolge di benedizione in benedizione e termina con le benedizioni eterne” (Ruperto).

  1. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.

Seconda Lettura

Se mediante lo Spirito fate morire le opere della carne, vivrete.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,9.11-13): Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo (cfr. Mt 11,25)

  Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli ai rivelato i misteri del Regno.

Alleluia.

 

Vangelo

Io sono mite e umile di cuore.

 Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-32): In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa

L’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme – CCC 559: Come Gerusalemme accoglierà il suo Messia? Dopo essersi sempre sottratto ai tentativi del popolo di farlo re, Gesù sceglie il tempo e prepara nei dettagli il suo ingresso messianico nella città di «Davide, suo padre» (Lc 1,32). È acclamato come il figlio di Davide, colui che porta la salvezza (Hosanna significa: «Oh, sì, salvaci!», «donaci la salvezza!»). Ora, «Re della gloria» (Sal 24,7-10), entra nella sua città «cavalcan-do un asino» (Zc 9,9): egli non conquista la Figlia di Sion, figura della sua Chiesa, né con l’astuzia né con la violenza, ma con l’umiltà che rende testimonianza alla verità. Per questo i soggetti del suo Regno, in quel giorno, sono i fanciulli e i «poveri di Dio», i quali lo acclamano come gli angeli lo avevano annunziato ai pastori. La loro acclamazione, «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Sal 118,26), è ripresa dalla Chiesa nel «Santo» della liturgia eucaristica come introduzione al memoriale della pasqua del Signore.

Annuncerà la pace alle nazioni… – Benedetto XVI (Omelia, 9 Aprile 2006): Zaccaria dice che il regno del re della pace si estende “da mare a mare… fino ai confini della terra”. L’antica promessa della Terra, fatta ad Abramo e ai Padri, viene qui sostituita da una nuova visione: lo spazio del re messianico non è più un determinato paese che poi si separerebbe necessariamente dagli altri e quindi inevitabilmente prenderebbe anche posizione contro altri paesi. Il suo paese è la terra, il mondo intero. Superando ogni delimitazione Egli, nella molteplicità delle culture, crea unità. Penetrando con lo sguardo le nubi della storia che separavano il profeta da Gesù, vediamo in questa profezia emergere da lontano nella profezia la rete delle comunità eucaristiche che abbraccia la terra, tutto il mondo – una rete di comunità che costituiscono il “Regno della pace” di Gesù da mare a mare fino ai confini della terra. In tutte le culture e in tutte le parti del mondo, ovunque nelle misere capanne e nelle povere campagne, come anche nello splendore delle cattedrali, Egli viene. Dappertutto Egli è lo stesso, l’Unico, e così tutti gli oranti radunati, nella comunione con Lui, sono anche tra di loro uniti insieme in un unico corpo. Cristo domina facendosi Egli stesso il nostro pane e donandosi a noi. È in questo modo che Egli costruisce il suo Regno.

… le hai rivelate ai piccoli – Dei Verbum 2: Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione.

Nessuno conosce il Figlio… – CCC 240: Gesù ha rivelato che Dio è «Padre» in un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11,27).

Imparate da me – CCC 520-521: Durante tutta la sua vita, Gesù si mostra come nostro modello: è «l’uomo perfetto» che ci invita a diventare suoi discepoli e a seguirlo; con il suo abbassamento, ci ha dato un esempio da imitare, con la sua preghiera, attira alla preghiera, con la sua povertà, chiama ad accettare liberamente la spogliazione e le persecuzioni. Tutto ciò che Cristo ha vissuto, egli fa sì che noi possiamo viverlo in lui e che egli lo viva in noi. «Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo». Siamo chiamati a formare una cosa sola con lui; egli ci fa comunicare come membra del suo corpo a ciò che ha vissuto nella sua carne per noi e come nostro modello.

 

Preghiera dei Fedeli

Il Signore Gesù ci ha rivelato l’amore gratuito e universale del Padre e dal suo cuore aperto ha fatto scaturire la sorgente di ogni grazia e benedizione. Preghiamo insieme e diciamo: Per il mistero del tuo amore misericordioso, ascoltaci, Signore.

Perché la santa Chiesa, nata dal Cristo, nuovo Adamo, addormentato sulla croce, si faccia tutta a tutti manifestando al mondo la grandezza del tuo amore, preghiamo. Rit.

Perché quanti hanno scelto la via stretta dei consigli evangelici si facciano imitatori del Cristo, mite e umile di cuore, nell’adesione alla volontà del Padre e nel servizio ai fratelli, preghiamo. Rit.

Perché l’uomo contemporaneo nel suo sforzo di rinnovamento culturale e sociale non dimentichi mai il precetto evangelico della carità, principio e fondamento di ogni vero progresso, preghiamo. Rit.

Perché i cristiani divisi ritrovino la via dell’unità, attraverso la conversione del cuore, la preghiera perseverante e le opere di giustizia, preghiamo. Rit.

Perché noi qui presenti sappiamo vedere il Signore che passa nel fratello affamato, prigioniero, pellegrino, malato, e lavoriamo per la liberazione dell’uma-nità dalla miseria, dalla fame e dalla guerra, preghiamo. Rit.

Signore Gesù, che nel sangue e nell’acqua effusi sulla croce ci hai donato il tuo Spirito e ci hai aperto le sorgenti della salvezza, liberaci dalla schiavitù del peccato, perché possiamo aderire a te, nostro redentore, e portare ogni giorno il giogo soave del tuo amore. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Preghiera sulle offerte

Ci purifichi, Signore quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova del Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

 

Prefazio

Il Cuore di Cristo fonte di salvezza. 
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Innalzato sulla croce,
nel suo amore senza limiti donò la vita per noi,
e dalla ferita del suo fianco effuse sangue e acqua,
simbolo dei sacramenti della Chiesa,
perché tutti gli uomini, attirati al Cuore del Salvatore,
attingessero con gioia alla fonte perenne della salvezza.
Per questo mistero, uniti agli angeli e ai santi,
proclamiamo senza fine l’inno della tua gloria: Santo…

 

Antifona alla comunione

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi: io vi ristorerò, dice il Signore. (Mt 11,28)

Preghiera dopo la comunione

Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

  

Un po’ di pane per camminare

Santa Caterina da Siena, Dialogo della Divina Provvidenza (La dottrina della perfezione, 4): Ti ho mostrato, carissima figlia, come la colpa non può esser punita nel tempo finito della vita, quali e quante che siano le pene che si soffrono, se queste sono soltanto pene, prive cioè d’amore. Infatti, allorché si punisce con la sofferenza che si accompagna all’amore e alla contrizione del cuore, la punizione non ha valore per la sofferenza che comporta, ma per la forza del desiderio dell’anima; ciò, perché l’amore ed ogni virtù valgono ed hanno in sé la vita grazie all’unigenito mio figlio, Cristo crocifisso.

Infatti da lui solo l’anima ha tratto l’amore. Dunque per mezzo della virtù l’anima può camminare sulle sue orme. Per questo e non per altro valgono le sofferenze; e così le pene soddisfano alla colpa grazie al dolce amore che unisce a Dio. E l’amore si acquista mediante la conoscenza della mia dolce bontà, nell’amarezza e contrizione del cuore, nella conoscenza di se stessi e delle proprie colpe. La conoscenza di sé genera odio e dolore del peccato e della propria sensualità. Ne consegue che il cuore si ritiene degno delle pene e immeritevole di ogni frutto. In questo modo diceva la dolce Verità – tu vedi come tutto si sopporta con pazienza, grazie alla contrizione del cuore, all’amore della vera pazienza ed umiltà: solo per umiltà ci si ritiene degni della pena e indegni del frutto. In questo modo, e non in altro, si può pagare il prezzo del peccato.

Ora, tu mi chiedi sofferenze, affinché lo con esse ritenga soddisfatte le offese arrecatemi dalle mie creature; e mi chiedi di voler conoscere ed amare me che sono la somma Verità. La via di chi vuole giungere alla perfetta conoscenza e vuole gustare me, Vita eterna, è questa: che tu non abbandoni mai la conoscenza di te stessa; e che, una volta scesa nella valle dell’umiltà, tu conosca me in te, poiché soltanto da questa conoscenza trarrai tutto ciò di cui hai bisogno e che ti è necessario. Tutte le virtù ricevono vita dalla carità; e a nutrire la carità è l’umiltà. Nella conoscenza di te ti umilierai, poiché intendendo che tu per te sola non sei nulla, riconoscerai anche che il tuo essere proviene da me, dal momento che lo vi ho amati prima che voi foste. E per l’amore indicibile che lo vi portai, volendovi restituire allo stato di grazia, vi ho lavati e rigenerati nel sangue del mio Figlio unigenito, quel sangue che è stato sparso con tanto fuoco d’amore. Questo sangue fa conoscere la verità a colui che, grazie alla conoscenza di sé, si è liberato dalla nebbia dell’amor proprio; in nessun altro modo, infatti, alcun uomo potrebbe conoscere la verità.

Allora l’anima, grazie a questa conoscenza di me, arderà di un amore ineffabile, che le procurerà una continua pena. Non si tratta di una pena che affligge, di quelle che intristiscono e disseccano l’animo, ma di una pena da cui l’animo esce arricchito e rafforzato. Di vera pena tuttavia si tratta, poiché l’anima che ha conosciuta la mia verità e la propria colpa e ingratitudine e la cecità del prossimo, patisce un dolore intollerabile. Essa soffre in quanto mi ama, perché se non mi amasse veramente, non soffrirebbe. E non appena tu e gli altri servi miei avrete conosciuta la mia verità nel modo che ho detto, converrà che soffriate sino alla morte molte tribolazioni e ingiurie e rimproveri, nelle parole e nei fatti, per gloria del mio nome ed in sua lode. Così anche tu sosterrai e patirai molte sofferenze. Soffrite dunque, tu e gli altri servi miei, con vera pazienza, con dolore della colpa e con amore della virtù, per gloria e lode del mio nome. Se così farete, lo perdonerò le colpe tue e degli altri servi miei, in modo tale che le sofferenze da voi sostenute saranno sufficienti – grazie alla potenza della carità – a valere quale prezzo e quale premio, per voi e per gli altri. A voi ne verrà frutto di vita, dal momento che saranno tolte le macchie delle vostre ignoranze, e lo non ricorderò più le vostre offese. Altri, poi, perdonerò grazie alla vostra carità ed al vostro amore, e a loro farò doni di grazia a seconda della disposizione con la quale li riceveranno.

 

Conosciamo l’Opus Matris Verbi Dei

(Per conoscerci: 0922 607054 // 095 965638)

 

Capitolo 1

Natura, forma di vita e finalità della Famiglia Ecclesiale di Vita Evangelica

Opus Matris Verbi Dei

Art. 11 – I Sodali si impegnano a vivere la comunione con la Gerarchia ecclesiastica, soprattutto nelle Diocesi dove vivono, amano e operano. Infatti il Vescovo “nella Chiesa Diocesana è il segno visibile dell’unità; è colui che raccorda in quanto successore degli Apostoli, la Chiesa particolare a quella universale, ed a tutte le altre Chiese particolari ed è anello attuale di congiunzione all’antica tradizione apostolica” († Giuseppe Agostino, Schegge di vita).

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