liturgia, marzo, meditazioni

31 MARZO 2020 – MARTEDÌ, V DEL TEMPO DI QUARESIMA

I Lettura: Ancora tanta stanchezza e tanta delusione che fanno germogliare mormorazione e sfiducia. Ancora un castigo terribile, ma Dio è pietoso e lento all’ira, così cede alla preghiera di Mosè e ancora una volta, nel salvare il suo popolo, Dio si mostra padre misericordioso. “A Meneijeh (oggi Timna) si sono rinvenuti parecchi piccoli serpenti di rame che forse erano utilizzati, come quello di Mosè, per proteggersi contro i serpenti velenosi” (Bibbia di Gerusalemme, nota).

Vangelo: Voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo”: con queste parole Gesù svela la sua identità che trascende l’orizzonte terreno perché le sue origini sono oltre il tempo e lo spazio. Ma i Giudei non hanno occhi per vedere al di là del velo della carne del Cristo, perché non hanno fede. Gesù così indica loro un percorso che inevitabilmente dovrà giungere alla sommità del Calvario: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono”. Inchiodato sulla Croce, svelerà a tutti la sua divinità e solo questa grande rivelazione sarà capace di suscitare la fede nel cuore degli uomini. Chi non accetterà questa testimonianza, chi non saprà cogliere il mistero della sua Persona morirà nei suoi peccati; è la morte eterna che porta con sé l’eterna separazione da Colui che è la risurrezione e la vita (cfr Gv 11,25): “se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”.

 

Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono – Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

 

 

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa

Attira l’attenzione che in questo breve passo del Vangelo per tre volte Gesù dice: «Morirete nei vostri peccati». Lo ripete tre volte. E lo dice perché non capivano il mistero di Gesù, perché avevano il cuore chiuso e non erano capaci di aprire un po’, di cercare di capire quel mistero che era il Signore. Ma poi questo dialogo continua e, alla fine, Gesù guarda indietro alla storia della salvezza e fa ricordare loro qualcosa: «Quando avrete innalzato il figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono». Con queste parole Gesù fa ricordare quello che è accaduto nel deserto e abbiamo sentito nella prima lettura. È il momento in cui il popolo annoiato, il popolo che non può sopportare il cammino, si allontana dal Signore, sparla di Mosè e del Signore, e trova quei serpenti che mordono e fanno morire. Allora il Signore dice a Mosè di fare un serpente di bronzo e innalzarlo, e la persona che subisce una ferita del serpente, e che guarda quello di bronzo, sarà guarita. Il serpente è il simbolo del cattivo, è il simbolo del diavolo: era il più astuto degli animali nel paradiso terrestre. Il serpente è quello che è capace di sedurre con le bugie, è il padre della menzogna. Ma allora dobbiamo guardare il diavolo per salvarci? In realtà Gesù dice: «Quando io sarò innalzato in alto, tutti verranno a me». Ovviamente questo è il mistero della croce. Il serpente di bronzo guariva ma il serpente di bronzo era segno di due cose: del peccato fatto dal serpente, della seduzione del serpente, dell’astuzia del serpente; ma anche era segnale della croce di Cristo, era una profezia. Così possiamo dire che Gesù si è fatto serpente, Gesù si è fatto peccato e ha preso su di sé le sporcizie tutte del peccato. E si è “fatto peccato”, si è fatto innalzare perché tutta la gente lo guardasse, la gente ferita dal peccato, noi. Chi non guardava il serpente di bronzo dopo essere ferito da un serpente nel deserto moriva nel peccato. La salvezza viene soltanto dalla croce, ma da questa croce che è Dio fatto carne: non c’è salvezza nelle idee, nella buona volontà, nella voglia di essere buoni. L’unica salvezza è in Cristo crocifisso, perché soltanto lui è stato capace di prendere tutto il veleno del peccato e ci ha guarito lì.    (Papa Francesco, Omelia, 4 aprile 2017)

 

 

La Parola di Dio commentata dai Padri della Chiesa

“«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto» [Gv 3,14)]. Ecco che cosa leggiamo nel libro dei Numeri: «Il Signore mandò fra il popolo dei serpenti velenosi», perché il popolo aveva mormorato contro il Signore. E il Signore disse a Mosè: «Fabbrica un serpente di bronzo e mettilo come un segno: chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita» [Nm 21,6-8]. Il serpente di bronzo è figura di Cristo, Dio e uomo: il bronzo che, nonostante il passare del tempo, non si consuma, simboleggia la sua divinità, e il serpente la sua umanità, la quale fu innalzata sul legno della croce, come segno della nostra salvezza. Alziamo dunque i nostri occhi e guardiamo all’autore della nostra salvezza, Gesù Cristo [cfr Eb 12,2]” (Sant’Antonio di Padova).

 

 

Silenzio / Preghiera / La tua traccia

«Le parole di Gesù appaiono veramente forti. Nella prima parte del brano non sembra esserci possibilità di redenzione per coloro che si ostinano a non accogliere il Signore; una distanza incolmabile divide Cristo, che è di lassù, e i farisei, che sono di quaggiù. Gesù non può giustificarli, perché il loro è un peccato contro lo Spirito Santo: la grazia offerta viene rifiutata e ad essa si preferisce il “mondo”, inteso in senso giovanneo, il peccato. I farisei continuano a fare la stessa domanda: “Tu chi sei?”, Gesù ha già risposto molte volte, testimoniando che viene dal Padre, con parole e azioni, ma non hanno voluto credere, la loro richiesta non è sincera, non cercano la Verità. Anche noi ci troviamo a chiedere a Gesù “Tu chi sei?”: se la nostra è una vera ricerca, non dobbiamo spaventarci perché i dubbi, le esitazioni possono irrobustire la Fede. Gesù rimanda alla grazia rivelatrice della croce. In questo tempo di Quaresima, mentre ci avviciniamo sempre di più alla Settimana Santa, dovremmo essere consapevoli della grazia che viene dalla croce e dalla Resurrezione, per comprendere sempre più in profondità il mistero di Cristo. Dice Gesù: «Allora saprete che Io sono», in un cammino che inizia sull’Oreb, dove Dio dice a Mosè: «Io sono Colui che sono», e si compie con la croce e la risurrezione» (Messa Meditazione, 11 Marzo 2008).

 

 

Preghiamo

Il tuo aiuto, Dio onnipotente, ci renda perseveranti nel tuo servizio, perché anche nel nostro tempo la tua Chiesa si accresca di nuovi membri e si rinnovi sempre nello spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

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