meditazioni, Ottobre

5 Ottobre 2019

5 Ottobre 2019 – Sabato, XXVI del Tempo Ordinario (Bar 4,5-12.27-29; Sal 68[69]; Lc 10,17-24)

I Lettura: Il testo del profeta Baruc è un invito alla speranza rivolto al popolo di Israele che si trova disperso fra le nazioni. Il peccato contro Dio che ha causato loro l’esilio, non è solo un castigo, ma anche una possibilità data di ravvedersi dai propri peccati ed essere consapevole delle terribili conseguenze che comporta l’allontanamento da Lui. La fine del brano tuttavia traccia uno spiraglio di luce: Dio presto darà la sua consolazione e risponderà al desiderio dei suoi che lo cercano con fede.

Vangelo: L’accoglienza di Gesù verso i suoi discepoli invita a riflettere sul motivo reale della vera gioia. La gioia che nasce dal profondo del cuore, dove è radicata, non deriva dai risultati esterni o dai successi conseguiti e neanche dall’accettazione altrui del nostro operato. La vera gioia sta nel sapersi figli di Dio ed amati da Dio stesso. Obbedire a Gesù e fare quello che Egli insegna: qui risiede la letizia profonda di tutti i cristiani.

Lasciarono tutto e lo seguironoDal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa

Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome – Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 11 novembre 1987): Così si manifesta il potere del Figlio dell’uomo sul peccato e sull’autore del peccato. Il nome di Gesù, nel quale anche i demoni sono soggiogati, significa Salvatore. Tuttavia questa sua potenza salvifica avrà il suo adempimento definitivo nel sacrificio della croce. La croce segnerà la vittoria totale su satana e sul peccato, perché questo è il disegno del Padre che il suo Figlio unigenito esegue facendosi uomo: vincere nella debolezza e raggiungere la gloria della risurrezione e della vita attraverso l’umiliazione della croce. Anche in questo fatto paradossale rifulge il suo potere divino, che può giustamente chiamarsi la “potenza della croce”.

Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo – Verbum Domini 15: Non v’è alcuna comprensione autentica della Rivelazione cristiana al di fuori dell’azione del Paraclito. Ciò dipende dal fatto che la comunicazione che Dio fa di se stesso implica sempre la relazione tra il Figlio e lo Spirito Santo, che Ireneo di Lione, infatti, chiama «le due mani del Padre». Del resto, è la sacra Scrittura a indicarci la presenza dello Spirito Santo nella storia della salvezza ed in particolare nella vita di Gesù, il quale è concepito dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo (cfr Mt 1,18; Lc 1,35); all’inizio della sua missione pubblica, sulle rive del Giordano, lo vede scendere su di sé in forma di colomba (cfr Mt 3,16); in questo stesso Spirito Gesù agisce, parla ed esulta (cfr Lc 10,21); ed è nello Spirito che egli offre se stesso (cfr Eb 9,14). Sul finire della sua missione, secondo il racconto dell’Evangelista Giovanni, è Gesù stesso a mettere in chiara relazione il dono della sua vita con l’invio dello Spirito ai suoi (cfr Gv 16,7). Gesù risorto, poi, portando nella sua carne i segni della passione, effonde lo Spirito (cfr Gv 20,22), rendendo i suoi partecipi della sua stessa missione (cfr Gv 20,21). Lo Spirito Santo insegnerà ai discepoli ogni cosa e ricorderà loro tutto ciò che Cristo ha detto (cfr Gv 14,26), poiché sarà Lui, lo Spirito di Verità (cfr. Gv 15,26), a condurre i discepoli alla Verità tutta intera (cfr. Gv 16,13). Infine, come si legge negli Atti degli Apostoli, lo Spirito discende sui Dodici radunati in preghiera con Maria nel giorno di Pentecoste, e li anima alla missione di annunciare a tutti i popoli la Buona Novella. La Parola di Dio, dunque, si esprime in parole umane grazie all’opera dello Spirito Santo. La missione del Figlio e quella dello Spirito Santo sono inseparabili e costituiscono un’unica economia della salvezza. Lo stesso Spirito che agisce nell’incarnazione del Verbo nel seno della Vergine Maria, è il medesimo che guida Gesù lungo tutta la sua missione e che viene promesso ai discepoli. Lo stesso Spirito, che ha parlato per mezzo dei profeti, sostiene e ispira la Chiesa nel compito di annunciare la Parola di Dio e nella predicazione degli Apostoli; è questo Spirito, infine, che ispira gli autori delle sacre Scritture.

Ti rendo lode, o Padre – CCC 2603: Gli evangelisti hanno riportato in modo esplicito due preghiere pronunciate da Gesù durante il suo ministero. Ognuna comincia con il rendimento di grazie. Nella prima, Gesù confessa il Padre, lo riconosce e lo benedice perché ha nascosto i misteri del Regno a coloro che si credono dotti e li ha rivelati ai «piccoli» (i poveri delle beatitudini). Il suo trasalire: «Sì, Padre!» esprime la profondità del suo cuore, la sua adesione al «beneplacito» del Padre, come eco al «Fiat» di sua Madre al momento del suo concepimento e come preludio a quello che egli dirà al Padre durante la sua agonia. Tutta la preghiera di Gesù è in questa amorosa adesione del suo cuore di uomo al «mistero della volontà» del Padre.

Parola di Dio commentata dai Padri della Chiesa

L’aiuto ci viene da Cristo – «“Non rallegratevi però perché i demòni vi obbediscono; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti in cielo” [Lc 10,20]; quando invero questo avvenga per opera sua [di Cristo], anche se con la nostra volontà ed impegno, dobbiamo esser convinti che siamo stati aiutati da lui. Non dunque è necessario che ogni fedele scacci i demoni o susciti i morti o parli le lingue, bensì colui che è fatto degno di un carisma per una causa utile in vista della salvezza degli infedeli, i quali, spesso, non per la esatta spiegazione mediante discorsi ma ad opera di segni si convertono, e quelli che precisamente sono degni di salvezza» (Constitutiones Apostolor).

Silenzio / Preghiera / La tua traccia

«Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». Oggi siamo chiamati a interrogarci sulla nostra felicità: dove affonda le sue radici? In cosa consiste per noi? Cosa riesce a turbarla o peggio a rubarcela e togliercela definitivamente? Ma partiamo da una prima domanda: siamo felici? siamo nella gioia? Cioè, crediamo che Dio è la fonte della nostre felicità e l’unica vera gioia? Quella gioia che niente e nessuno potrà rubarci? Quella gioia da cui niente e nessuno potrà allontanarci? Probabilmente questa Parola di Gesù, oggi, ci giunge in un momento di tristezza, di dolore, di confusione; forse le sospirate grazie tardano a compiersi; forse la speranza è messa a dura prova e la stessa fede a volte vacilla: credo alla promessa di Cristo, alla sua Parola che mi esorta a fondare la mia gioia nel sapermi salvato da lui, nel sapere che ho un posto in Cielo che mi attende, nel sapere che non c’è croce e morte che non conosca la Pasqua della resurrezione? La gioia non è la salute, che prima o poi passerà, come passeranno le relazioni umane, gli affetti, il lavoro, i colleghi… alla fine rimane il Cielo. E la nostra gioia è sapere che i nostri nomi sono già scritti lì, il Paradiso già ci appartiene. Allora invochiamo tutte le grazie che vogliamo, chiediamo, bussiamo, perché questa vita possa essere serena o almeno trovare le forze giuste per affrontare le prove che essa ci presenta, ma viviamo da redenti, da salvati. Testimoniamo, con la nostra gioia, la fede in Cristo vittorioso.

Preghiamo

O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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