maggio, meditazioni

24 Maggio 2019

24 Maggio 2019 – Venerdì, V settimana di Pasqua – (At 15,22-31; Sal 56[57]; Gv 15,12-17) – I Lettura: Dopo essersi consultati ed essere venuti ad una soluzione, il collegio apostolico invia una lettera alle altre Chiese. Il contenuto è presentato come una decisione dello “Spirito Santo e noi”, a sottolineare un’autorità che non è solo umana, ma ha la sua provenienza da un chiaro intervento divino. La presentazione della lettera è affidata a uomini che non vanno per loro iniziativa, ma ricevono un mandato, sono uomini che hanno votato la loro vita a Cristo ed esercitano un ministero, non per loro volontà, ma per obbedienza allo Spirito e all’autorità costituita. Vangelo: “La vita cristiana non si presenta come un’iniziativa personale dell’uomo, ma come un’elezione dall’alto. A condizione che sia Cristo colui che manda, allora le nostre iniziative possono avere una sicura fecondità e una capacità di incidere positivamente. Il presupposto necessario è però… la disposizione ad amare in un modo nuovo. Ossia, l’apprendimento di un amore modellato sul suo… Laddove il libro del Levìtico chiedeva di amare gli altri avendo a modello l’amore che si ha verso se stessi (cfr. Lv 19,18), il vangelo di Cristo considera sorpassata questa misura; a essa si sostituisce il modello divino dell’amore crocifisso” (E. Cuffaro).

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri Dal Vangelo secondo Giovanni: In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Riflessione: «Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi». Durante questo Tempo di Pasqua stiamo leggendo il libro degli Atti degli Apostoli: in esso vengono narrati gli avvenimenti dei primi anni della Chiesa, dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo. Una delle caratteristiche che emerge in questo libro, oltre il diffondersi del Vangelo e la fondazione delle varie Chiese, è l’aspetto dei credenti che si compongono sempre più come Famiglia. Molte volte troviamo sottolineature in tal senso, volte a mostrare la coesione, la carità e lo spirito fraterno che animava quanti aderivano alla fede in Cristo. Ci piace oggi soffermarci a contemplare tale fraternità, per comprendere come questa sia tra i frutti più belli di quanti vogliono imitare Gesù e avere nel proprio cuore i sentimenti del Maestro (cfr. Rm 15,5; Fil 2,5; 1Pt 4,1). Gesù non ci tratta da servi, non si erge con distacco, non sottolinea le differenze, ma ci ammette alla sua amicizia, ci confida i segreti della sua divinità, partecipandoci la sua intimità col Padre.

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa: Nessuno ha un amore più grande di questo… – Giovanni Paolo II (Omelia, 1 Febbraio 1985): Cari fratelli e sorelle: di fronte ai difficili momenti che vivete nella vostra vita comunitaria, di fronte alle crisi della vostra società, è necessario procedere a un ringiovanimento degli spiriti con la forza dell’amore che viene da Cristo. Un amore totale e pieno di abnegazione all’uomo per lui, perché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Questo amore ci rende possibile vivere la vita con la massima dignità, e metterla a disposizione degli altri, per aiutarli a rendersi conto della loro dignità; ci rende capaci di affrontare senza timore il futuro, impegnati a costruire un uomo e un mondo nuovi, più giusti e umani, aperti a Dio e non rinchiusi in fallaci soluzioni materialiste. Perché “un umanesimo chiuso, insensibile ai valori dello spirito e a Dio, che ne è la fonte, potrebbe apparentemente avere maggiori possibilità di trionfare. Senza dubbio l’uomo può organizzare la terra senza Dio, ma senza Dio non può, alla fine, che organizzarla contro l’uomo” (Paolo VI, Populorum progressio 42).

Nessuno ha un amore… – CCC 609: Accogliendo nel suo cuore umano l’amore del Padre per gli uomini, Gesù «li amò sino alla fine» (Gv 13,1), «perché nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri ami-ci» (Gv 15,13). Così nella sofferenza e nella morte la sua umanità è diventata lo strumento libero e perfetto del suo amore divino che vuole la salvezza degli uomini. Infatti, egli ha liberamente accettato la sua passione e la sua morte per amore del Padre suo e degli uomini che il Padre vuole salvare: «Nessuno mi toglie [la vita], ma la offro da me stesso» (Gv 10,18). Di qui la sovrana libertà del Figlio di Dio quando va liberamente verso la morte.

… vi ho chiamato amici – Card. Crescenzio Sepe (Omelia, 25 Marzo 2006): L’amicizia tra Gesù e gli Apostoli ha un risvolto operativo: è la missione. Nella preghiera sacerdotale, Gesù dirà al Padre: “Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo” (Gv 17,18). Gli amici di Gesù, dunque, in forza della loro intima e sacramentale comunione con Lui, sono resi idonei e pronti ad essere mandati a tutti gli uomini, per continuare la sua stessa missione di Redentore dell’uomo.

Non voi avete scelto me… La missione ad gentes – Benedetto XVI (Omelia, 14 Maggio 2010): Si tratta di un mandato il cui fedele compimento «deve procedere per la stessa strada seguita da Cristo, la strada, cioè, della povertà, dell’obbedienza, del servizio e dell’immolazione di se stesso fino alla morte, da cui uscì vincitore con la sua risurrezione» (Ad gentes 5). Sì! Siamo chiamati a servire l’umanità del nostro tempo, confidando unicamente in Gesù, lasciandoci illuminare dalla sua Parola: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16). Quanto tempo perduto, quanto lavoro rimandato, per inavvertenza su questo punto! Tutto si definisce a partire da Cristo, quanto all’origine e all’efficacia della missione: la missione la riceviamo sempre da Cristo, che ci ha fatto conoscere ciò che ha udito dal Padre suo, e siamo investiti in essa per mezzo dello Spirito, nella Chiesa. Come la Chiesa stessa, opera di Cristo e del suo Spirito, si tratta di rinnovare la faccia della terra partendo da Dio, sempre e solo da Dio!

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri – Benedetto XV (Lettera Enciclica Ad beatissimi Apostolorum, 1 Novembre 1914): I disordini che scorgiamo sono questi: la mancanza di mutuo amore fra gli uomini, il disprezzo dell’autorità, l’ingiustizia dei rapporti fra le varie classi sociali, il bene materiale fatto unico obiettivo dell’attività dell’uomo, come se non vi fossero altri beni, e molto migliori, da raggiungere. Sono questi a Nostro parere, i quattro fattori della lotta, che mette così gravemente a soqquadro il mondo. Bisogna dunque diligentemente adoperarsi per eliminare tali disordini, richiamando in vigore i princìpi del cristianesimo, se si ha veramente intenzione di sedare ogni conflitto e di mettere in assetto la società. Gesù Cristo disceso dal Cielo appunto per questo fine di ripristinare fra gli uomini il regno della pace, rovesciato dall’odio di Satana, non altro fondamento volle porvi che quello dell’amore fraterno. Quindi quelle sue parole tanto spesso ripetute: «Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri»; «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri»; «Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri»; quasi che tutta la sua missione ed il suo compito si restringessero a far sì che gli uomini si amassero scambievolmente. E quale forza di argomenti non adoperò per condurci a questo amore?

La Parola di Dio commentata dai Padri della Chiesa: “Chi ha la carità in Cristo pratichi i suoi comandamenti. Chi può spiegare «il vincolo della carità» di Dio [Col 3,14]? Chi è capace di esprimere la grandezza della sua bellezza? L’altezza ove conduce la carità è ineffabile. La carità ci unisce a Dio: ‘La carità copre la moltitudine dei peccati’ [1Pt 4,8]. La carità tutto soffre, tutto sopporta [1Cor 13,7]. Nulla di banale, nulla di superbo nella carità. La carità non ha divisione, la carità non si ribella, la carità tutto compie nella concordia. Nella carità sono perfetti tutti gli eletti di Dio. Senza carità nulla è accetto a Dio. Nella carità il Signore ci ha presi con sé. Per la carità avuta per noi, Gesù Cristo nostro Signore, secondo la volontà di Dio, ha dato per noi il suo sangue, la sua carne per la nostra carne e la sua vita per la nostra vita” (San Clemente).

Silenzio / Preghiera / La tua traccia: Dare la vita per i propri amici – «Che cosa ci ha detto Gesù nel Vangelo [Gv 15,12-17]? “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Gesù sta parlando ai discepoli e futuri apostoli alla vigilia della sua morte, e lo fa aprendo lo sguardo alla speranza, fondata sull’amicizia. Qualcuno ha detto che l’amicizia è il legame che resta, quando tutto cambia. Di quale amicizia Gesù parla? Di solito noi pensiamo che l’amicizia sia un sentimento di qualche misura inferiore all’amore. Al contrario, l’amicizia nel Vangelo è la “perfezione” dell’amore. Quello che noi diciamo “amore”, a volte appartiene solo all’ordine della carne e del sangue, all’ordine cioè della natura. L’amicizia appartiene invece all’ordine dello spirito, della libera scelta. Per questo è augurabile che i figli divengano amici dei padri, i padri dei figli, lo sposo della sposa e viceversa. E  perché no? amici tra loro i preti, i Vescovi» (Mons. Adriano Caprioli, Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla).

Santo del giorno: 24 Maggio – San Donaziano, Martire a Nantes: “Donaziano e Rogaziano erano fratelli che abitavano a Nantes, ma solo Donaziano aveva ricevuto il Battesimo e predicava la fede cattolica. Nel tempo di una persecuzione la cui data è ancora soggetta a discussione (sotto Diocleziano o sotto Decio) Donaziano, ancora adolescente, fu arrestato e gettato in prigione. Il legato tentò di condurre Rogaziano al culto degli idoli, ma, non essendovi riuscito, lo fece gettare nella stessa prigione. Desideroso del Battesimo, egli pensò che un bacio di suo fratello lo avrebbe sostituito. Tutti e due furono torturati qualche tempo dopo e uccisi. Dopo l’e-ditto del 313 i corpi dei due martiri furono collocati in una chiesa più volte ricostruita, che ha il titolo di basilica minore dal 1889 e fu affidata ai monaci di San Martino di Tours. La data della festa ha subito uno spostamento dopo la Rivoluzione. Tutte le diocesi della Bretagna e anche gli altri paesi evangelizzati dai Bretoni, come il Canada, hanno luoghi di culto dedicati ai «fanciulli nantesi»” (Avvenire).

Preghiamo: Donaci, o Padre, di uniformare la nostra vita al mistero pasquale che celebriamo nella gioia, perché la potenza del Signore risorto ci protegga e ci salvi. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

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