Dicembre, meditazioni

24 Dicembre 2018

24 Dicembre 2018 – Lunedì, Feria di Avvento – (2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16; Sal 88[89]; Lc 1,67-79) – I Lettura: Nel racconto della profezia di Natan possiamo scorgere la differenza tra il modo di pensare umano e quello di Dio. A mostrarlo è proprio Natan: quando il re Davide gli comunica la volontà di costruire una casa per il Signore, egli è d’accordo e lo incoraggia. Ma più tardi deve riferire a Davide il vero volere di Dio che capovolge un concetto umanamente buono: mettersi al servizio di Dio non porta un vantaggio a Lui, ma all’uomo al quale Dio promette un premio non soggetto ad un limite di tempo, ma eterno. Vangelo: Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò: nel senso pieno della parola; poiché se la prima parte (vv. 68-75) del cantico è un inno di ringraziamento, la seconda (vv. 76-79) è una visione del futuro. Zaccarìa finalmente può sciogliere la lingua e il cuore in un cantico di lode. Il Benedictus, largamente composto di frasi tratte dall’Antico Testamento, è una preghiera di grazie per la misericordia di Dio che ha visitato e redento il suo popolo, suscitando per l’umanità intera una salvezza potente. In questa luce il cantico di Zaccarìa è un’azione di grazie cristiana.

Ci visiterà un sole che sorge dall’alto – Dal Vangelo secondo Luca: In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

Riflessione: ‘Signore, Dio Onnipotente, esultano le nostre labbra cantando le tue lodi, o Altissimo. Come Zaccarìa, liberati dal mutismo, ci rivolgiamo a te: “Benedetto il Signore…”. Abbiamo visto le tue opere nell’arco dei secoli, dal Fiat della creazione, al Fiat di Maria. Lo Spirito Santo ha condotto la tua opera di salvezza fino “… a servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni”. Insieme a Zaccarìa abbiamo compreso il senso della nascita di Giovanni Battista “… e tu bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo”. Tu, Signore, visiti costantemente il tuo popolo e ci liberi in vista del servizio, affinché ti rendiamo culto. In avvenimenti del tutto differenti, hai manifestato un’identica volontà di liberazione, in altre parole, la gran liberazione che hai instaurato con il Verbo fatto carne nel seno della Vergine Maria. Gesù, tuo Figlio unigenito, che ci ha sciolto dal potere delle tenebre e ci ha trasferito nel regno dell’amore. Per opera sua abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. I nostri cuori sono ricolmi di gioia, di riconoscenza, consapevoli del dono che ci hai fatto: “Verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace”. Come Zaccarìa, anche noi ti acclamiamo a mani alzate ed esultanti per la venuta di Gesù, luce nascente del seno di Dio, ad illuminare gli uomini e renderli figli della luce. Dio, Dio nostro, ti cerchiamo con ardore. Le nostre anime, redente e illuminate, hanno sete di te. Senza di te il nostro essere è simile al deserto, arido e senz’acqua. Noi vogliamo contemplarti in ogni istante per ammirare la tua potenza e gloria. Poiché la tua grazia è migliore della vita stessa… Ti benediciamo, ti adoriamo, ti lodiamo, nel tuo nome alziamo le nostre mani finché le nostre anime si sazino… Le nostre bocche ti glorifichino con le labbra osannanti. Fratelli e sorelle, per comprendere e apprezzare meglio il dono della salvezza, non scordiamo lo stato di condanna e di morte in cui era precipitata l’umanità a causa del peccato’ (adonaj.it).

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa: Dio ha visitato il suo popolo – CCC 422: «Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). Ecco la Buona Novella riguardante Gesù Cristo, Figlio di Dio: Dio ha visitato il suo popolo, ha adempiuto le promesse fatte ad Abramo ed alla sua discendenza; ed è andato oltre ogni attesa: ha mandato il suo Figlio prediletto.

Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo – Giovanni Paolo II (Udienza Generale, 20 Dicembre 1995): Quale significato ha per noi l’evento straordinario della nascita di Gesù Cristo? Quale “buona notizia” ci reca? A quali traguardi ci sospinge? San Luca, l’evangelista del Natale, nelle parole ispirate di Zaccaria, ci presenta l’Incarnazione come la visita di Dio: “Benedetto il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo” (Lc 1,68-69). Ma che cosa produce nell’uomo la “visita di Dio”? La Sacra Scrittura testimonia che quando il Signore interviene porta salvezza e gioia, libera dall’afflizione, dona speranza, cambia in meglio la sorte di colui che è visitato, apre prospettive nuove di vita e di salvezza. Il Natale è la visita di Dio per eccellenza: in questo evento, infatti, Egli si fa vicinissimo all’uomo nel suo Figlio Unigenito, che manifesta nel volto di un bambino la sua tenerezza per i poveri e i peccatori. Nel Verbo Incarnato è offerta agli uomini la grazia dell’adozione a figli di Dio. Luca si preoccupa di mostrare come l’evento della nascita di Gesù cambi veramente la storia e la vita degli uomini, soprattutto di quanti l’accolgono con cuore sincero: Elisabetta, Giovanni il Battista, i pastori, Simeone, Anna e soprattutto Maria sono testimoni delle meraviglie che Dio opera con la sua visita. In Maria, in particolare, l’Evangelista presenta non solo un modello da seguire per accogliere Dio che ci viene incontro, ma anche le prospettive esaltanti che si aprono per chi, avendolo accolto, è chiamato a diventare, a sua volta, strumento della sua visita e annunciatore della sua salvezza: “Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo” esclama Elisabetta rivolta alla Vergine, che le reca in se stessa la visita di Dio (Lc 1,44). La medesima gioia pervade i pastori, i quali recatisi a Betlemme su invito dell’angelo, tornano “glorificando e lodando Dio” (Lc 2,20), perché sanno di essere stati visitati dal Signore.

La Parola di Dio commentata dai Padri della Chiesa: “L’occhio si fissa sulla giustizia di Dio, e incontra la sua bontà. L’intelletto contempla la sua misericordia, e gli si fa avanti la sua verga severa. Consolante risuona il grido del perdono, spaventoso il grido della vendetta. Perciò l’intelligenza vaga qua e là, stupita e smarrita, tra la bontà di Dio e la sua giustizia. Chi osserva, resta confuso tra le prove e i rimproveri. Vede che i cattivi sono potenti, e i buoni sono colpiti. La purificazione voluta da Dio prova i fedeli, la sua verga punisce i delitti. La giustizia e la bontà sono strettamente legate, ma non mescolate; sono unite, ma non confuse. Solo per la sua insufficienza l’intelletto non può rendersi conto, perché non può comprendere. Vede la morte dei vecchi, e vede anche la dipartita dei fanciulli. Da una parte vede la giustizia, dall’altra il contrario: infatti un giusto soffre, l’altro è risparmiato. Vede un buono nelle angustie, l’altro nella pace. Ciò sembra contraddittorio. Se poi considera gli iniqui: uno viene colto sul fatto al primo assassinio, l’altro uccide una quantità di uomini e se ne va libero. Come tra le onde le deboli imbarcazioni vanno sotto, così gli spiriti deboli soffrono nella tempesta tra il bene e la giustizia. Qui non domina la chiarezza, perciò la meschinità dell’animo li mette in imbarazzo. Se però non si capisce tutto, si capisce quanto conviene. Basta per noi sapere che il giudice di tutti non può agire ingiustamente. Basta per noi sapere che non possiamo muovergli nessuna obiezione: sarebbe certo temerarietà se il vaso volesse ammaestrare il vasaio. Con che diritto l’uomo potrebbe biasimare colui che dona ogni capacità critica? Come potrebbe l’uomo giudicare senza colui che ne ha fatto un essere ragionevole? Come potrebbe giudicare la sapienza di colui, che tutto sa?” (Efrem Siro).

Silenzio / Preghiera / La tua traccia: Ci visiterà un sole che sorge dall’alto – Giovanni Paolo II (Omelia, 15 Dicembre 1996): Rallegratevi! Il Signore è vicino!” (cfr. Fil 4,4-5; 1Ts 5,16.23). Vicino è il Signore Gesù in ogni momento della nostra esistenza. È vicino se lo consideriamo nella prospettiva del Natale, ma vicino è anche se lo guardiamo sulle sponde del Giordano, quando riceve ufficialmente dal Padre l’investitura messianica; e vicino è, infine, nella prospettiva del suo ritorno alla fine dei tempi. Cristo è vicino! Egli viene in virtù dello Spirito Santo per annunziare la buona Novella; viene per curare e per liberare, per proclamare un tempo di grazia e di salvezza, per iniziare, già nella notte di Betlemme, l’opera della redenzione del mondo. Rallegriamoci, dunque, ed esultiamo! Il Signore è vicino; Egli viene a salvarci.

Santo del giorno: 24 Dicembre – Sant’Adele di Pfalzel, Abbadessa benedettina: “Fondatrice e prima abbadessa del monastero benedettino di Pfalzel (Treviri), che aveva la stessa regola dei monasteri di Ohren e di Nivelles; nonna ed educatrice di san Gregorio di Utrecht. Morì intorno al 730. Santa Adele di Pfalzel è legata al nome di un altro grande apostolo della Germania, l’inglese san Bonifacio che predicò il vangelo in Frisia, nella prima metà del secolo VIII. Durante uno dei suoi frequenti viaggi dalla Frisia alla Renania l’instancabile missionario fu ospite del monastero di cui era badessa Adele. La tradizione vuole che questa santa, rimasta vedova, entrasse nel monastero da lei stessa fondato, portandosi dietro il nipotino Gregorio. Durante la sosta nel monastero Bonifacio parlò così bene delle verità evangeliche che il ragazzo, ammirato, volle seguirlo. Divenne uno dei più zelanti discepoli del grande missionario. È uno degli episodi senza dubbio più significativi di questa santa il cui ricordo si confonde con quello più vivido di S. Irmina, accomunate dalla santità se non dalla parentela. La memoria di sant’Adele è ricordata il 18 e, per lo più, il 24 dicembre, insieme con quella di santa Irmina. Ha culto locale e popolare” (Avvenire).

Preghiamo: Affrettati, non tardare, Signore Gesù: la tua venuta dia conforto e speranza a coloro che confidano nel tuo amore misericordioso. Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre…

 

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