Liturgia, Novembre

25 Novembre 2018 – XXXIV del Tempo Ordinario (B)

Antifona d’ingresso

L’Agnello immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza e sapienza e forza e onore: a lui gloria e potenza nei secoli, in eterno. (Ap 5,12; 1,6)

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo,…

Oppure: 

O Dio, fonte di ogni paternità, che hai mandato il tuo Figlio per farci partecipi del suo sacerdozio regale, illumina il nostro spirito, perché comprendiamo che servire è regnare, e con la vita donata ai fratelli confessiamo la nostra fedeltà al Cristo, primogenito dei morti e dominatore di tutti i potenti della terra. Egli è Dio, e vive e regna con te…

 

Prima Lettura                                                   Dn 7,13-14

Il suo potere è un potere eterno.

La figura del “Figlio dell’uomo” è una figura misteriosa. Daniele lo nomina dopo le apparizioni delle quattro bestie. Colui che gli dà la spiegazione delle visioni parla del “popolo dei santi dell’Altissimo”, quindi non indicherebbe una sola persona, ma una collettività. Gesù indicherà se stesso con questo appellativo più volte, come se fosse riferito proprio a lui e, quindi, al Messia che avrà le prerogative di un sovrano di un Regno Eterno. Il Figlio dell’uomo non conquista il Regno mediante guerre, ma gli viene dato dalla corte celeste presieduta dal Vegliardo.

Dal libro del profeta Daniele

Guardando nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale                                Dal Salmo 92 (93)

«Le profezie che rendevano testimonianza sul futuro regno del Signore sono state verificate dall’evento compiuto. Un tempo si annunziava: Il Signore si è rivestito di splendore. Ora si è manifestata la verità della predicazione: egli ha raggiunto il trono del Padre suo, regna sul cielo e la terra, la sua Chiesa è salda nel mondo intero e i fiumi alzano la voce in rendimento di grazie, preghiere, inni di lode. Quanto alla tua casa, cioè la Chiesa, nulla le si addice meglio della santità, per ri-manere salda attraverso i secoli. Ciò che è proprio alle tue testimonianze è la verità; ciò che è proprio alla tua casa è la santità. Se, Dio non voglia, l’indecenza e l’empietà si vedessero un giorno nella casa di Dio, Dio che abita in essa, che è il Santo e riposa nei suoi santi, direbbe: la vostra casa vi sarà lasciata deserta [Mt 23,38]» (Eusebio).

Rit. Il Signore regna, si riveste di splendore.

Il Signore regna, si riveste di maestà:

si riveste il Signore, si cinge di forza. Rit.

È stabile il mondo, non potrà vacillare.

Stabile è il tuo trono da sempre,

dall’eternità tu sei. Rit.

Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!

La santità si addice alla tua casa

per la durata dei giorni, Signore. Rit.

Seconda Lettura                                                Ap 1,5-8

Il sovrano dei re della terra ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio.

Nell’indirizzare questo scritto alle chiese, Giovanni presenta la figura di Cristo con diversi appellativi: egli è il “testimone fedele”, Gesù, infatti, è il testimone che, la promessa fatta a Davide e ai profeti, si è avverata; Egli è la Parola del Padre che rivela la sua natura e realizza le sue promesse; è il primogenito dei morti, il primo ad inaugurare il tempo della risurrezione e quindi della vita Eterna; è il primo re universale di tutta la terra. La prerogativa maggiore di Cristo è quella di Colui che “ci ama”, per questo ha sacrificato se stesso e ci ha comunicato la familiarità con Dio.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto. Sì, Amen! Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!    Parola del Signore.

Canto al Vangelo                                               Mc 11,9.10

Alleluia, alleluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!

Alleluia.

Vangelo                                                        Gv 18,33b-37

Tu lo dici: io sono re.

Questo brano del Vangelo di Giovanni è teso a proclamare la regalità di Cristo. Gesù stesso si proclama re, dietro la domanda di Pilato. Ma il suo regno non è di questo mondo: la sua potenza, infatti, non si basa su ciò che è alla base dei regni umani, ma riceve forza da Dio. Mentre i regni umani spesso si macchiano di violenza e ingiustizie, il regno di Gesù è un regno di Pace e di Giustizia.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».          Parola del Signore.

La Parola di Dio commentata dal Magistero della Chiesa

Cristo Re – Benedetto XVI (Angelus, 20 Novembre 2005): Quest’oggi, ultima domenica dell’Anno liturgico, si celebra la solennità di Cristo Re dell’universo. Fin dall’annuncio della sua nascita, il Figlio unigenito del Padre, nato dalla Vergine Maria, viene definito “re”, nel senso messianico, cioè erede del trono di Davide, secondo le promesse dei profeti, per un regno che non avrà fine (cfr. Lc 1,32-33). La regalità di Cristo rimase del tutto nascosta, fino ai suoi trent’an-ni, trascorsi in un’esistenza ordinaria a Nazaret. Poi, durante la vita pubblica, Gesù inaugurò il nuovo Regno, che “non è di questo mondo” (Gv 18,36), ed alla fine lo realizzò pienamente con la sua morte e risurrezione. Apparendo risorto agli Apostoli disse: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra” (Mt 28,18): questo potere scaturisce dall’amore, che Dio ha manifestato in pienezza nel sacrificio del suo Figlio. Il Regno di Cristo è dono offerto agli uomini di ogni tempo, perché chiunque crede nel Verbo incarnato “non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Per questo, proprio nell’ultimo Libro della Bibbia, l’A-pocalisse, Egli proclama: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine” (Ap 22,13).

Gesù Re di bontà – Giovanni Paolo II (Angelus, 25 Novembre 1990): La solennità di Cristo Re dell’Universo conclude oggi il ciclo annuale delle celebrazioni liturgiche, con cui la Chiesa commemora e rivive i misteri della vita del Signore: l’incarnazione del Verbo di Dio nel grembo di Maria, la sua nascita, la sua morte e risurrezione, il dono dello Spirito Santo. La Chiesa ha ascoltato nella proclamazione delle Scritture, domenica dopo domenica, con costante attenzione e viva fede, le parole del Maestro. Ora, concludendo questo spirituale cammino, essa medita sul ritorno di Cristo, sul pieno compimento del Regno da lui predicato, e ama rinnovare la propria fede in Gesù, Re dell’Universo. Egli è Re di bontà, donatore di grazia, che nutre il suo popolo e lo vuole raccolto attorno a sé, come un pastore che passa in rassegna il suo gregge, raduna le sue pecore da tutti i luoghi, dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine (cfr. Ez 34,12); le vuole illuminare e far riposare. Gesù Cristo è Re di misericordia, testimone e segno della bontà di Dio Padre.

Dio è verità – CCC 215-217: […]. Dio è la stessa verità, le sue parole non possono ingannare. Proprio per questo ci si può affidare con piena fiducia alla verità e alla fedeltà della sua parola in ogni cosa […]. La verità di Dio è la sua sapienza che regge tutto l’ordine della creazione e del governo del mondo. Dio che, da solo, ha creato il cielo e la terra, può donare, egli solo, la vera conoscenza di ogni cosa creata nella sua relazione con lui. Dio è veritiero anche quando rivela se stesso: «un insegnamento fedele» è «sulla sua bocca» (Ml 2,6). Quando manderà il suo Figlio «nel mondo», sarà «per rendere testimonianza alla verità» (Gv 18,37): «Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio» (1Gv 5,20).

Gesù è la verità – Compendio CCC 521: Ogni persona è chiamata alla sincerità e alla veracità nell’agire e nel parlare. Ognuno ha il dovere di cercare la verità e di aderirvi, ordinando tutta la propria vita secondo le esigenze della verità. In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente: egli è la Verità. Chi segue lui vive nello Spirito di verità, e rifugge la doppiezza, la simulazione e l’ipocrisia.

Rendere testimonianza alla verità – CCC 2471: Davanti a Pilato Cristo proclama di essere venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Il cristiano non deve vergognarsi «della testimonianza da rendere al Signore» (2Tm 1,8). Nelle situazioni in cui si richiede che si testimoni la fede, il cristiano ha il dovere di professarla senza equivoci, come ha fatto san Paolo davanti ai suoi giudici. Il credente deve «conservare una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini» (At 24,16).

Come si rende testimonianza alla verità? – Compendio CCC 522: Il cristiano deve testimoniare la verità evangelica in tutti i campi della sua attività pubblica e privata, anche, se necessario, col sacrificio della propria vita. Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede.

Preghiera dei Fedeli       (proposta)

Nella festa di Cristo Re dell’universo, innalziamo la nostra preghiera perché il regno di Dio trasformi tutta l’umanità, rendendola capace di sostegno verso i deboli e coloro che vivono ai margini della vita.

Preghiamo insieme e diciamo: Signore, re dell’universo, ascoltaci.

– Per la Chiesa santa, cattolica e apostolica: porti a tutti l’annuncio del regno di Dio, facendo comprendere a ogni uomo il tempo in cui Dio vuole essere nostro padre, e ci invita a vivere come fratelli e sorelle, preghiamo. Rit.

– Per coloro che ci governano: Dio pieghi le volontà ambiziose che cercano privilegi e ricchezze, e le guidi verso mete di giustizia, di pace e di solidarietà, preghiamo. Rit.

– Per i cristiani che vivono in terre dilaniate dalla guerra e sono vittime di violenza e di odio: la fede li sostenga nella lotta per la libertà, preghiamo. Rit.

– Per i fratelli e le sorelle che si sono addormentati nel Signore: possano celebrare la bontà e la gloria di Dio con gli angeli del cielo, preghiamo. Rit.

– Per la nostra assemblea cristiana: Dio sia sempre il nostro sostegno e ci aiuti a metterci a sua disposizione per trasformare noi stessi e il mondo in cui viviamo, preghiamo. Rit.

Celebrante: O Padre, aiutaci a imitare, nella nostra vita, il modo di pensare e la vita di Gesù, nostro fratello e salvatore, perché ogni giorno possiamo far avanzare il suo regno ed aver parte della tua eredità nella vita eterna. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Preghiera sulle offerte

Accetta, o Padre, questo sacrificio di riconciliazione, e per i meriti del Cristo tuo Figlio concedi a tutti i popoli il dono dell’unità e della pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Prefazio                    (proposta)

Cristo sacerdote e re dell’universo. 

È veramente cosa buona e giusta,

nostro dovere e fonte di salvezza,

rendere grazie sempre e in ogni luogo

a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

Tu con olio di esultanza hai consacrato Sacerdote eterno

e Re dell’universo il tuo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.

Egli, sacrificando se stesso

immacolata vittima di pace sull’altare della Croce,

operò il mistero dell’umana redenzione;

assoggettate al suo potere tutte le creature,

offrì alla tua maestà infinita

il regno eterno e universale: regno di verità e di vita,

regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace.

E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli, ai Troni e alle Dominazioni

e alla moltitudine dei Cori celesti, cantiamo con voce incessante

l’inno della tua gloria: Santo…

 

Antifona alla comunione

Re in eterno siede il Signore: benedirà il suo popolo nella pace. (Sal 29,10-11)

Oppure: 

“Io sono re e sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità”. (Gv 18,37)

Preghiera dopo la comunione

O Dio, nostro Padre, che ci hai nutriti con il pane della vita immortale, fa’ che obbediamo con gioia a Cristo, Re dell’universo, per vivere senza fine con lui nel suo regno glorioso. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Un po’ di pane per camminare

Come Gesù i credenti sono re: La regalità di Gesù è legata alla croce, cioè al suo supremo sacrificio. Gesù Cristo regna dall’albero della croce sulla quale muore tra atroci pene per salvare tutti gli uomini. Fattosi «obbediente fino alla morte e perciò esaltato dal Padre [cfr. Fil 2,8-9], Cristo è entrato nella gloria del suo regno. A lui sono sottomesse tutte le cose, fino a quando egli stesso si sottometterà al Padre con tutte le creature, affinché Dio sia tutto in tutti [cfr. 1Cor 15,27-28]» (LG 36). Come Cristo il battezzato è re ed esercita la sua regalità impegnandosi a liberarsi, sopra tutto, dalle piccole e grandi schiavitù del peccato, del male, delle mode del consumismo, del conformismo, dell’a-desione a falsi e interessati maestri. I credenti sono chiamati a regnare con Cristo (cfr. Rm 5,17; 2Tm 2,12; Ap 5,10; 20,4; 22,5) perché «siano stabiliti nella libertà regale e vincano in sé il regno del peccato [cfr. Rm 6,12] con l’abnega-zione di sé e la vita santa; e perché, servendo Cristo anche negli altri, conducano umilmente e pazientemente i loro fratelli a quel re, servire il quale è regnare. Il Signore infatti desidera estendere il suo regno anche per mezzo dei fedeli laici: “regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”» (LG 36). Il fine del popolo di Dio è la diffusione del regno di Cristo: la Chiesa è stata fondata precipuamente «con il fine di rendere partecipi, mediante la diffusione del regno di Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, tutti gli uomini della redenzione salvifica e ordinare effettivamente per mezzo di essi il mondo intero a Cristo» (AA 2). A questo mirabile apostolato la Chiesa, sospinta dallo Spirito Santo, impegna tutte le sue forze e tutte le sue energie: la Chiesa «fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi comandi della carità, dell’umiltà e dell’abnegazione, riceve la missione di annunciare il regno di Dio e di Cristo e di instaurarlo fra tutte le genti; di questo regno essa costituisce il germe e l’inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di riunirsi al suo re nella gloria» (LG 5). Raccontano che il re di Francia Luigi XI non volle che il figlio, il futuro Carlo VIII, ricevesse alcun tipo di istruzione ma si adoperò personalmente affinché almeno del latino imparasse queste cinque parole: «Qui nescit dissimulare, nescit regnare» (Chi non sa dissimulare non sa regnare), massima che lo accompagnò per tutto il periodo del suo regno. Per il cristiano le cose invece si capovolgono, per regnare occorre essere nella verità. Per la Verità non vi sono scappatoie: «Chi non è con me, è contro di me» (Lc 11,23).

Conosciamo l’Opus Matris Verbi Dei

Capitolo 8

La formazione specifica dei candidati al sacerdozio

Un prete vero non vive né populismo né clericalismo, ma come “compagno” di viaggio di ogni uomo e come “coerede” del Regno con ogni credente.

† Giuseppe Agostino, Schegge di vita

Art. 152 – Nel metodo di formazione dei membri chierici dovrà essere osservato fedelmente quanto fissato nel decreto Optatam totius (sulla formazione dei sacerdoti). Con particolare diligenza i candidati al sacerdozio approfondiscano gli studi della sacra Scrittura, della mariologia e della liturgia.

Il Superiore Generale con il suo Consiglio può destinare alcuni Chierici ad acquisire la specializzazione nelle Scienze Sacre nelle apposite Università Pontificie o Facoltà diocesane o interdiocesane.

Art. 153 – La formazione al sacerdozio, pur ricevendo una speciale cura al momento degli studi teologici, deve già essere presente lungo l’itinerario formativo di coloro che, fin dal Noviziato, manifestano i segni della vocazione al presbiterato.

 

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